La moschea a Genova...

23-12-2007

Allo studio il progetto di costruire la moschea nell'area del porto, al posto dell'attuale dogana.

 

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10/8/2007

Il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha alla fine ha detto no alla costruzione di una vera moschea a Genova affermando «La linea del Comune coincide con quella del ministero dell’Interno . Fermo restando il diritto di culto, non possiamo riempire questo Paese di moschee. Direi che ce ne sono già abbastanza». Così almeno riferisce il giornale. In realtà le cosiddette moschee  presenti in Italia, escluso quella di Roma, sono scantinati o capannoni adibiti alla preghiera. Se questa decisione delude quei cristiani e laici impegnati al dialogo ha fatto gioire lega nord e estremisti di destra come forza nuova da tempo impegnate ad una soluzione negativa. Comunque, è solo un no temporaneo, relativo alla preoccupazione che dietro la costruzione della moschea ci fossero organizzazioni fondamentalistiche e reazionarie, fuori dal genuino spirito liberale dell'Islam.

Ai musulmani, italiani e stranieri, la nostra solidarietà. Sappiano che non sono pochi i cittadini di Genova, cristiani e laici che avrebbero visto volentieri a Genova una vera moschea, simbolo di tolleranza e apertura della nostra città, ma purtroppo non tutti la pensano così. Quando in Turchia, in Egitto, in Tunisia e in tantissime città sul suolo islamico troviamo chiese cristiane ciò esalta l'Islam e i musulmani: il Corano invita a difendere chiese, sinagoghe e moschee, ossia i luoghi di culto di tutte le religioni , ciò  fa parte a di una eredità culturale di tolleranza e pluralismo che permette il superamento della paura del nuovo e della diversità.  Speriamo che prima o poi tutti si possa condividere questo sentimento umano e universale di solidarietà che dà priorità all'onesta, alla purezza dei sentimenti, alla ricerca della verità prima delle differenze di credo e di etnia come è ricordato nel Corano e nel Vangelo.  Grazie.

 

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2006

Lo scambio tra le aree del sorriso francescano e comunità islamica per dar vita ad una moschea ed ad un centro culturale e di dialogo interreligioso è una soluzione ben vista dalla chiesa e dalle comunità islamiche. Seguiremo la vicenda da vicino  con l'aiuto della tekke sufi Jerrahi Halveti ( i sufi sono come i nostri frati francescani)  di Genova, poichè riteniamo che il dialogo interreligioso possa essere solo costruttivo, ma un dialogo elevato, culturale e non fideistico che lo appiattirebbe nell'assimilazione del peggio vicendevole.

 

due giovani sposi musulmani in Uzbekistan mentre escono dalla moschea (fotoRivera)

  articolo correlato : ARABI

 

 

Pubblicato su: IL CITTADINO. Settimanale Cattolico di Genova del 29/10/2006, pagina 6

CRONACA E RAGIONI DI UN POSSIBILE ACCORDO SULLA COSTRUZIONE DELLA MOSCHEA A CAMPI

 

Il Centro Culturale Islamico di Genova, diretto dall'ingegnere Hussein Salah, ha ottenuto nel 2005 il permesso di trasformare in moschea, con tanto di minareto, l'edificio cosiddetto ex Officine Meccaniche Passalacqua che si trova all'inizio del quartiere di Cornigliano (nei pressi di piazza Massena) in piena zona residenziale/popolare e lungo la congestionatissima via Coronata.

 

Appena la notizia emerse i parroci del Vicariato di Cornigliano manifestarono anche pubblicamente le loro preoccupazioni circa l'opportunità di realizzare questo centro di culto in quello specifico spazio. Le critiche riguardavano elementi relativi alla viabilità e al disagio sociale e urbanistico che questa iniziativa avrebbe causato. Queste perplessità furono rappresentate anche dal cardinale arcivescovo Bertone al sindaco Pericu.

 

A seguito di ciò le autorità ecclesiastiche e comunali si sono messe al lavoro per trasformare questa, che per molti era una 'cattiva notizia' in una 'buona'. In quelle circostanze in città si parlava parecchio anche delle problematiche giovanili presenti nel Ponente genovese (babygang) e alla mancanza di spazi di aggregazione dove proporre ai ragazzi e ai giovani sostegno scolastico, ascolto delle problematiche famigliari, animazione, formazione, gioco,...

 

Nasce quindi l'ipotesi di proporre il trasferimento della erigenda moschea nell'area di Campi in un magazzino inutilizzato e di collocare nelle ex Officine Passalacqua un centro per la gioventù e la famiglia promosso e gestito dal Sorriso Francescano d'intesa con il Vicariato. Ad esempio si pensava di sistemare in quella sede anche il Centro d'Ascolto Vicariale attualmente dislocato in posizione decentrata e non facilmente raggiungibile.

 

Purtroppo, a motivo di un'imprudente fuga di notizie, la società proprietaria del magazzino di Campi, nonostante fosse ancora in trattativa con esponenti del Comune di Genova, vendeva a terzi il locale. A questo punto la situazione diventava difficile: da una parte il Centro Islamico premeva e dichiarava l'imminente apertura del cantiere in via Coronata dall'altra si cercava una soluzione alternativa.

 

La disponibilità del Sorriso Francescano – ente dipendente dalla Curia Diocesana – viene così quasi spontanea visto che avrebbe gestito il centro per la gioventù ed è proprietario di un terreno alquanto defilato e in condizioni ambientali degradate a Campi sul fronte di corso Perrone. Tuttavia il terreno si presenta non edificabile e percorso da varie utenze e gasdotti, pertanto si profilavano diverse difficoltà di carattere urbanistico e tecnico che da subito gli uffici comunali hanno cercato di affrontare.

 

Nel frattempo, d'intesa con gli uffici di Curia, ci si incontrava con il signor Salah per riscontrare la disponibilità a procedere con una permuta tra le due aree. Da una parte un sito più visibile e comodo per la popolazione di Cornigliano da utilizzare per attività socio-educative e dall'altra un'area decentrata non residenziale e da bonificare ad uso moschea. Il tempo passa e in questi giorni dopo un intervento in pubblico di un assessore comunale a Cornigliano esplode la notizia che viene comunicata dalla stampa in termini distorti e soprattutto con titoli a effetto che hanno creato notevole scompiglio e un fuoco incrociato da destra a sinistra sui media anche nazionali.

 

In particolare da registrare l'articolo del vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, che metteva in evidenza l'ipotesi, apparentemente ben circostanziata, che dietro al signor Hussein Salah e al Centro Islamico di Genova ci fosse l'Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCoII) che ha dichiarato di non voler firmare la Carta dei principi e valori presentata recentemente dal Ministero degli Interni alla Consulta per l'Islam. E' chiaro che diversi aspetti collegati a questa novità andranno verificati presso le istituzioni dello Stato competenti, anzi a ben pensarci forse andavano verificati anni fa al momento del rilascio della concessione edilizia per le Officine Passalacqua.

 

Questa è infatti un'ulteriore opportunità per riflettere – ma con una certa urgenza - sul rapporto tra libertà di culto e sicurezza/controllo, rapporto connesso inevitabilmente anche ai principi che devono orientare e guidare i processi di integrazione delle comunità islamiche nel nostro paese.

 

La tutela della libertà e il controllo dello Stato sulla Chiesa Cattolica è regolata dalle leggi concordatarie e da una normativa articolata che si rifa ai principi costituzionali (ad esempio art. 8, 19 e 117 della Costituzione Italiana). Un esempio: i beni (chiese, dipinti, libri, archivi, ecc.) appartenenti alla Chiesa Cattolica sono regolati da disposizioni specifiche a loro tutela ma anche, e gli addetti ai lavori lo sanno bene, soprattutto a loro controllo. La Chiesa Cattolica è in stretto rapporto con le istituzioni civili.

 

In importanti paesi arabi, lo Stato ha un ufficio ad hoc per il controllo di ciò che avviene e di ciò che si predica nelle moschee, e qui? E' urgente, e questa vicenda genovese è un'ulteriore occasione, regolare l'esercizio del diritto alla tutela e del controllo della presenza delle organizzazioni islamiche nel nostro paese, senza discriminazioni certo ma anche coerenti con lo specifico della religione e della cultura islamica. Questo compete all'Esecutivo (visto che la competenza secondo l'art. 117 della Costituzione è dello Stato).

 

Se le cose restano così, cioè in balia degli eventi, i rischi di tensioni sociali crescerà. Per alcuni esponenti islamici, sembra infatti che se il suolo diventa mussulmano su di esso si fa quello che si vuole o che viga solo il diritto islamico senza alcuna ingerenza da parte delle istituzioni. Mi pare anche che il tempo si faccia breve perché sappiamo che le lacunae iuris quasi sempre giocano a favore di quelle componenti della società più disinvolte e spregiudicate.

Infine, un'ultima ma importante considerazione, sui giornali sono apparsi titoli, sottolineature e locandine che rappresentavano la contrapposizione tra frati e preti in merito a questa vicenda. Non è vero, personalmente vorrei invece riaffermare la forte condivisione di intenti e di scelte con i parroci del Vicariato e con le autorità Diocesane che recentemente hanno espresso anche pubblicamente la loro particolare attenzione per l'iniziativa. E spero che il divide et impera, lo spirito di divisione, non abbia mai a prevalere.

Fr. Giampiero Gambaro
Sorriso Francescano

 

 

CONCETTI BASE SULL'ISLAM

Allah significa letteralmente la (al) divinità (lah), per cui anche un cristiano arabo in lingua araba se vuol dire "io credo in Dio" dirà "credo in Allah". Insomma come il termine madre in italiano e mere in francese sono la stessa cosa.

Islam : significa abbandono fiducioso in Dio

Corano : il libro sacro rivelato da Dio a Maometto attraverso  l'arcangelo Gabriele. E composto da vari temi (sure) che iniziano tutte in questo modo: nel nome di Dio clemente e misericordioso. La traduzione in italiano più qualificata è di Gabriele Mandel, edizioni UTET.

Maometto  : è il profeta dell'Islam . Sono riconosciuti come profeti anche Gesù , Abramo e Mosè per cui l'Islam accetta la rivelazione della religione cristiana ed ebraica. Il Corano dice che ogni luogo in ogni tempo ha avuto il suo messaggero divino.

Jihad : sforzo interiore come quello che compie il devoto durante il ramadam , il mese lunare in cui digiuna (nè acqua, nè cibo nè fumo durante le ore di chiaro). L'associazione alla guerra santa è impropria, questo concetto appare per la prima volta in bocca a papa Urbano II  ( nel sinodo della Chiesa Cattolica Romana di Clermont-Ferrant del Novembre 1095 ) che così aveva chiamato le crociate. Ovviamente nessuna guerra può essere santa ( per il Vangelo ed il Corano) anche se a dichiararlo sono papi o aiatollah. Il terrorismo cosiddetto islamico è di dubbia provenienza, comunque derivato da ignoranza o pilotato da agenti esterni all'Islam.

Ramadam  : il digiuno in questo mese è uno dei cinque doveri del musulmano, gli altri sono la zakat (l'elemosina) il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, le cinque preghiere durante il giorno e soprattutto, obbligatoria, la professione di fede: non c'è Dio all'infuori di Dio e Maometto è uno dei suoi profeti.

Velo : usanza islamica, assolutamente non obbligatoria, delle donne di portare un velo sul capo (come le donne nelle chiese). Questa usanza è nata anche dall'incomprensione , in parte voluta, di un passo coranico in cui è consigliato di avvolgere lo scialle (questa è la traduzione corretta del termine arabo)  a coprire i seni in pubblico, contrariamente al costume di allora.

- SOPRA- Federico Zandomeneghi , 1884,  Al caffe' (Mantova, Palazzo Te', Museo Civico) 

costumi nell'Islam (fotoRivera)

 

- Pierre-Auguste Renoir. 1876 Giovane donna con veletta  Musée d'Orsay di Parigi.

la veletta che copriva il viso era moda e costume anche in Europa prima del 900, in certi casi era così spessa che impediva di scorgerne i contorni. Il velo per le donne è rimasto nel costume religioso cristiano quando esse vanno in chiesa durante le cerimonie e nell'abito delle suore (regole che risalgono a san Paolo e Tertulliano). 

Anche nell'Islam è regola l'uso del velo  in moschea, si toglie (chi vuole) in uscita (foto sotto )

cfr: http://www.sufijerrahi.it

 

 

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m.

Ma c'è sempre chi è preoccupato...L'altro è l'invasore! Anche gli italiani, del resto, erano un popolo di emigranti: "vietato l'ingresso ai cani e agli italiani" non era un cartello umoristico....Gli italiani puzzano, portano mafia, litigano...

In valpolcevera c'erano paesi razzisti tra loro a pochi km l'un l'altro, Pietra Lavezzara e Langasco, per esempio, e in liguria Masone e Campo Ligure...

E si trovano sempre delle ragioni per dire che "GLI ALTRI" non vanno bene, e se non ci sono si inventano...poi gli ALTRI sono un ottimo capro espiatorio: se le cose non vanno bene è colpa loro.

E' il senso della tribù cannibale dentro di noi, il clan da difendere, è l'altro su cui proiettare tutte le nostre negatività che non sopportiamo, che non vogliamo riconoscere in noi: Noi siamo O.K ma gli altri non sono O.K (questa è anche la strada per diventare paranoici e prenotarci uno psichiatra...)

Certo si può criticare tutti e tutto ma non fare di tutte le erbe un fascio, emarginare per partito preso. E' vero: ci sono zingari che rubano, meridionali mafiosi, arabi terroristi ma mai tutti, e nemmeno il 90% che serve per dire...non sottilizziamo. Bisogna sempre distinguere se non si vuole entrare nella spirale dell'odio che è ovunque e dovunque: dappertutto ci si ammazza per odi razzistici ed ideologici, ma i motivi, sotto sotto sono due, per soldi e per ignoranza.

LIBERO PENSIERO SU ISLAM, CRISTIANESIMO E QUANT'ALTRO

 

 

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